Il realismo della Gelmini
E’ davvero una penosa “marcia indietro”, quella del governo sul decreto Gelmini, in particolare per quello che riguarda il rinvio al 2010 del riassetto delle scuole superiori? A occhi non accecati dal pregiudizio sembra semmai una saggia decisione.

E’ davvero una penosa “marcia indietro”, quella del governo sul decreto Gelmini, in particolare per quello che riguarda il rinvio al 2010 del riassetto delle scuole superiori? A occhi non accecati dal pregiudizio sembra semmai una saggia decisione, dettata dalla necessità di disinnescare alcune trappole approntate, più o meno inconsapevolmente, già all’epoca della riforma Moratti, e lasciate in attività dal ministro Fioroni. Si va da alcuni rimaneggiamenti dei programmi (un esempio per tutti: l’accorpamento di tutte le materie scientifiche dei tecnici – a parte la matematica – in un’unica materia guazzabuglio che avrebbe costretto professori di chimica a insegnare biologia e viceversa) ad altri provvedimenti sui quali (non è un mistero per nessuno) già risuonavano tamburi di guerra di docenti, famiglie, addirittura delle regioni. Non è un mistero per nessuno, peraltro, il fatto che alla legge Moratti, ora vigente, mancassero i regolamenti di attuazione. Fioroni aveva scelto la strada defilata delle circolari interpretative, ma non si era sporcato le mani più di tanto con una materia oggettivamente spinosissima. La decisione della Gelmini di prendere atto dei problemi prima della loro esplosione, quella di darsi il tempo di valutare diverse e più efficaci misure di riforma, appare quindi come un atto di realismo politico.